ARCORE: “CIRCOLINO”, CASA DEL POPOLO

ARCORE: “CIRCOLINO”, CASA DEL POPOLO

Tonino Sala

Racconto storico sulle vicende del "Circolino"

La chiacchierata prende avvio dal commento su una delle foto di Arcore, scattate da Carlo Bestetti, via via nel tempo: vera testimonianza del “come era il paese” e del “come eravamo”, che ne costituiscono oggi, sia pure nei limiti temporali, la “storia per immagini”

Il luogo – Via Casati ex Borgo Milano.

È il fronte esterno di una serie di capannoni (oggi abbattuti e sostituiti da un grosso palazzo con ampio porticato) un tempo posta fra l’attuale distributore Agip (ex Cimitero prima e recinto del “Monumento ai caduti della Guerra 15-18” poi) e il fabbricato, con una volta, le botteghe del fabbro, dell’orefice, del ciclista Zappa e dell’osteria del Ponte, che all’angolo incrociava via Roma.

Una cartolina, un ingrandimento e un disegno danno un’idea dell’evoluzione della via.

Via Casati in una cartolina d’epoca

Particolare della cartolina, il muro su cui era collocata la scritta

Borgo Milano, all’epoca, in un disegno di Enrico Sala

Via Casati, ex Borgo Milano, come si presenta oggi

La scritta – “I popoli diventano grandi osando, rischiando, soffrendo…”

È una delle tante frasi, nuovi “kerigma”, estrapolate dai “discorsi” del capo del Fascismo che durante il vituperato ventennio tappezzarono i muri del paese. Nonostante la cancellazione del dopo guerra la scritta è ritornata ad affiorare. Qui non sono bastati quindici anni a farla sparire. Se pur mutilata, dalla foto, ammonisce ancora.

Il kerigma sul muro ora abbattuto

Le scritte erano state dipinte da un giovane forestiero incaricato del lavoro che spostava man mano il suo trabaccolo lungo le vie del paese. Per qualche tempo aveva alloggiato in uno di quei miniappartamenti ricavati dalla ristrutturazione del Cinema “Galeton” in Via Gorizia. Era un bel ragazzo. Durante la sua permanenza ad Arcore, prima di essere costretto alla fuga dalle sue stesse intemperanze sessuali, ebbe il tempo di pennellare e lasciare il segno anche a qualche pulzella arcorese.

Il tempo – 1958

Il paese si sta evolvendo; i ragazzini sono fermi sul marciapiede della provinciale; i fossi di raccolta dello scolo delle acque piovane sono ormai incanalati, sepolti e tombinati; la striscia verde delle erbe che li bordavano è del tutto sparita, e la lunga fila di granito dei paracarri estirpata.

Un briciolo di storia

Non sono in grado di testimoniare né con documenti né con memorie cosa avvenne in paese fra il 1919 e il 1924, durante la “conquista” fascista del potere, d’altra parte, per quanto ho memoria, la gente si guardava bene dal narrarlo; con buona pace di storici e aneddotisti, chi fu testimone di fatti o depositario di storie paesane è passato da tempo all’altra sponda “…dove è silenzio e tenebra …”. Quindi dall’inizio della comprensione ho trovato il Fascismo installato in paese e, come tutti i ragazzini di allora sono stato “Figlio della Lupa” e “Balilla” fino alla caduta del “Regime”, e la cronaca non può essere che la scarsa e scarna memoria dei pochi fatti e luoghi ricostruiti col poco aiuto dei “residuati”: coetanei ancora in circolazione.

Però, verità esige che venga citato qualche frammento, preso dalla “Storia di Arcore” redatta a cura del Comune (1996), relativo al periodo, dedotto dall’ultimo capitolo:

scrive l’autrice …

“…Per farci un’idea di quali fossero gli orientamenti politici e ideologici dell’«opinione pubblica» arcorese nel periodo pre fascista, possiamo fare riferimento all’esito delle elezioni politiche che si tennero nel novembre 1919.

Tali elezioni – le prime nella storia d’Italia a essere tenute col sistema proporzionale – anche ad Arcore portarono in primo piano i popolari e i socialisti, «cioè le due forze politiche dalle quali sono derivati i grandi partiti di massa dell’Italia di oggi», e sancirono invece il declino dei tradizionali gruppi politici liberali e radicali di tipo ottocentesco. Dalle urne allestite ad Arcore uscì vittorioso il Partito popolare con 423 voti (i votanti furono 776); ma notevole fu anche l’affermazione dei socialisti, che raccolsero 241 voti.

[…]

La diffusione delle idee socialiste era cominciata nell’anteguerra e si era intensificata negli anni del conflitto, in buona parte per impulso della Camera del Lavoro di Monza […] i pochi attivisti socialisti del luogo, accanitamente osteggiati dal clero, e peraltro ferocemente anticlericali, riuscirono anche, sia pure con molta difficoltà, a mettere in piedi una certa struttura organizzativa. Dapprima fu aperto un Circolo Familiare (chiamato anche «Circolino»), sicuramente attivo all’inizio del 1919, ma forse esistente fin dal 1915. L’inaugurazione del vessillo, naturalmente rosso, avvenne nel giugno 1920. Per l’occasione sfilarono in corteo, con le loro bandiere, numerose associazioni provenienti da Monza e da altri Comuni contigui, e la manifestazione – scriveva compiaciuto il cronista della “Brianza” – «riuscì, in questo paese dove il socialismo era finora considerato poco meno di un delitto, entusiasticamente imponente». Nell’autunno del 1919 fu istituita una sezione del Partito socialista, che stabilì la sua sede presso il Circolo. Nel 1921 si giunse alla costituzione di una cooperativa edificatrice con una settantina di soci. Essa acquistò un caseggiato di 26 locali in Borgo Milano.

Via Borgo Milano. Sulla sinistra dove stazionano i due personaggi in moto e in bici, lo stabile acquistato nel 1921 dalla Cooperativa.

Il piano superiore fu affittato a vari inquilini. Al piano inferiore fu aperta la Cooperativa alimentare «Unione e Progresso» a cui venne annesso il Circolo vinicolo. Questi locali divennero la roccaforte del socialismo arcorese: qui si organizzavano la propaganda elettorale, si tenevano conferenze, ecc. (a questo punto una nota presa da documenti dell’Archivio comunale, inserita tra le note a piè di pagina, recita: “In data 11 aprile 1927 il podestà e segretario politico del fascio di Arcore così scriveva: «La Società “Edificatrice” … divenne il massimo centro di propaganda sovversiva del Comune e della zona … raccolse in breve forte numero di soci e divenne, ripeto, il centro della propaganda antinazionale e antifascista. Nei suoi locali si preparavano le elezioni, vi si recavano conferenzieri quali l’ex onorevole Riboldi, il noto Quinto Camerani ed altri, vi trovò rifugio un ricercato politico, vi fu un deposito di armi degli Arditi rossi»)

Nel frattempo anche i popolari promossero l’istituzione di una Cooperativa di muratori.

Come ovunque, anche ad Arcore l’avvento del fascismo al potere segnò la fine o la completa trasformazione delle organizzazioni socialiste e cattoliche. La sede del «Circolino» socialista fu ripetutamente attaccata e distrutta dagli squadristi; poi le autorità ne imposero la chiusura. La Cooperativa «Unione e Progresso» fu inglobata dal Fascio nell’estate del 1927. La Società edificatrice oppose una strenua resistenza alla penetrazione in essa di soci fascisti. Fu allora sciolto il Consiglio d’amministrazione e nominato un Commissario governativo che fece cessare la Società. Nello stabile fu posta la sede del Fascio e dell’Opera Nazionale Dopolavoro. Dopo le elezioni del 6 aprile 1924, che segnarono un nuovo passo avanti verso la dittatura del fascismo, si ebbe la devastazione della Cooperativa cattolica, che rientrò in una azione a vasto raggio volta a distruggere l’intero movimento cooperativo dell’Alto Milanese. Successivamente nelle cariche direttive della «Fratellanza» furono inseriti elementi fedeli al Fascio.

Con il consolidarsi del regime furono chiuse le sezioni arcoresi del Partito socialista e del Partito popolare, e vennero sciolte le leghe cattoliche del lavoro e le Organizzazioni operaie aderenti alla Camera del Lavoro di Monza …»

Segue ora, qualche nota sui luoghi del fascismo ad Arcore. Si scrive solo quanto si ricorda, senza scomodare archivisti o turbare le memorie di arcoresi ormai antichi. Forse potrà appagare o resuscitare vecchie curiosità.

Ero bambino, però ho ancora vaghi ricordi della “Casa del fascio” che esisteva, a lato nord, poco oltre la metà della Via IV Novembre.

La costruzione, ancora esistente in via IV Novembre, che fu la prima sede della “Casa del Fascio” ad Arcore

La parata delle case si interrompeva, dopo i negozi di “Salumeria” e “Trattoria del Centro” (unico ad avere un posto di telefono pubblico e, con l’albergo Sant’Eustorgio ad avere un biliardo), con una mura che cintava due piccoli appezzamenti, riprendendo poi con gli edifici del cortile detto, dai nomi dei proprietari, “dei Sala”; o “del Marian” – fabbricante di carri agricoli, “legnamé da caretén”; o “da Cumin” – (Sanvito), mercante provvisto di negozio ambulante a trazione animale; o “di Sacrista” – dal soprannome della famiglia Ferrario che ivi abitava. Un cancelletto a metà del muro immetteva in un orto-frutteto, adornato da una alta imponente pianta di kaki, in fondo al quale era una costruzione visibile ancora oggi. Nota al tempo come “Cà del Bardel o dela Bardela”; non si hanno notizie di quando diventò sede, né si rammenta se fosse solo un ritrovo che aveva funzioni di bar oppure se ci fosse qualcosa d’altro. Un ricordo abbastanza confuso nella memoria mi rivela flusso di gente e luci di feste. Un accenno sull’uso anche come luogo di incontro a seguito degli ordini di convocazione che la teppa fascista passava ai paesani rei di non essere sufficientemente ligi alle disposizioni, è stato fatto nel racconto sul “Ravanel”. L’edificio è ancora in piedi, dopo essere stato “Consultorio comunale”, ambulatorio del dottor Desenzani, sede dell’ufficiale sanitario, oggi ospita alcune associazioni. Nel poco spazio, negli anni cinquanta, vi fu edificata la bizzarra struttura delle “Docce Comunali” completi di barberia e tosatura: non dimentichiamo che al tempo i lavacri personali avvenivano nelle case usando i mastelli del bucato. (La nota necessita di aggiornamento: demolizioni e altre traversie in attesa di riadattamento a migliori utilizzi, rappresentano il malandare e il peso dei diritti proprietari di certa genia di “arricchiti” che ritarda l’adeguarsi del paese ai tempi – pare esista un progetto di ricupero dell’intera zona che dovrebbe però sacrificare l’edificio attuale … chi vivrà, vedrà)

L’edificio, costruito ex novo per ospitare la “Casa del Fascio”

Qualche tempo dopo fu costruita una sede apposita, in mattoni di cemento prefabbricati (Bulugnét), all’inizio di Via Vittorio Veneto, prima traversa di Via San Carlo, la via, un tempo parallela alla ferrovia, collegava i passaggi a livello dei Caselli ferroviari consentendo di andare dalla Via Battisti alla strada per Franceschetta e Cascina del Bruno, poi nella ristrutturazione del territorio sostituita dalla Via De Gasperi. Un abbozzo di strada seguiva la ferrovia anche a lato nord – da Via Battisti a Via Grandi – inghiottita poi dall’Aeronautica Bestetti con la strada che dalla Foppa andava a Velasca, ritornando alla nuova sede, sopra l’ingresso era dipinto uno scudo tricolore con ai lati due fasci e la scritta “Casa del fascio”. Via via nel tempo vi dimorò la “Bromostampa”. Oggi ospita una ditta che si occupa di sistemi esterni per illuminazione.

I tempi erano ormai maturi e il regime, pronto a calpestare qualsiasi pretesa di vivere democratico, reclamava una sede che certificasse il suo primato. Gli occhi caddero, appunto, sull’edificio del quale si sta cercando di ricostruire la storia. Intenti ideologici ben precisi, determinarono la scelta. L’azione che portò all’usurpazione dei diritti degli avversari politici e del loro stabile, fu condotta nell’apparente legalità, grazie all’intervento dell’amministrazione comunale, ormai asservita alla causa fascista, con regolare acquisto da parte del Comune dell’immobile, prima proprietà della Cooperativa: “ul Circulen” (declinazione dialettale in diminutivo di Circolo) (Via Casati n. 13); “Circulen” per distinguerlo dal “Circulon”- Cooperativa “La Fratellanza” orientata verso i Cattolici-Popolari, sulla quale varrà la pena, in futuro, spendere qualche parola.

Lo stabile del “Circulen”. Per una strana coincidenza, il numero civico 13, con cui è indicata la collocazione dell’edificio nei documenti storici illustrati nell’articolo, è diventato oggi il civico 31 (inversione delle cifre) di via Alfonso Casati

Dopo l’acquisizione e il riadattamento, si poteva accedeva all’edificio, direttamente dalla provinciale, nell’atrio d’ingresso uno scalone portava ai piani superiori. Al pianterreno un grande salone fungeva da palestra, luogo di incontri nelle adunate ufficiali, galleria per mostre, sala da ballo, e in qualche occasione anche da teatro. Ai piani superiori, oltre all’abitazione del custode, della guardia municipale (Ravasio), e del segretario comunale, vi erano gli uffici dei caporioni, una cucina con “Salle a manger”, e una biblioteca che catalogava, oltre ai testi ufficiali della cultura fascista, una discreta raccolta di romanzi e libri di avventure che la bibliotecaria (Ines Zappa-Perego) la domenica mattina distribuiva ai, per lo più giovanissimi, lettori richiedenti. Il 25 luglio 1943 era domenica e come al solito il gruppetto di lettori attendeva l’apertura per il cambio e il nuovo prelievo, quando Ines arrivò e rese palese che la distribuzione era cessata, bisognava aspettare l’evoluzione dei tempi.

La caduta del fascismo mise un po’ nel caos l’ambiente che ospitò di volta in volta una infermeria per il distaccamento dei soldati acquartierati nei terreni del Garancini, un plotone di guardie alla ferrovia e nel dopoguerra, dopo i necessari adattamenti, l’ambulatorio della Mutua. Appianati i dissidi e regolati i conti il “Circulen” tornò ai suoi legittimi proprietari che ancora lo occupano.

Le vicende del "Circulen" attraverso i documenti

…e questo è quanto si è potuto ricomporre sulle “carte” salvate dal macero …

Dall’atto notarile la notizia dell’acquisto dell’immobile da parte della Cooperativa nel 1921

La vicenda documentata va dalla citazione nel rogito d’acquisto dell’esistenza della “Cooperativa Edificatrice” con il ramo alimentare “Cooperativa Unione e Progresso”, della quale la filiale COOP attuale è una emanazione, alle note della forzata chiusura, alla vendita del complesso e sua trasformazione in istituti dell’organizzazione fascista, e, a seguire, fino al post 25 aprile 1945, che, come sopra detto, dopo un periodo di riutilizzo per servizi comunali, si conclude col ritorno agli originari proprietari.

Tutte le storie che si rispettano dovrebbero partire dal principio, ma nel nostro caso, essendosi dispersi e divenuti irrintracciabili gli atti di costituzione e gestione della Cooperativa si è costretti a saltellare fra le notizie riportate qua e là fra i documenti disponibili nell’intento di dare un percorso logico al racconto: pertanto, “in primis”, la nota che ne certifica l’esistenza e il possesso dell’immobile la troviamo inserita nell’atto di compra-vendita dei locali propri della Cooperativa, citata dal notaio nel rogito del 1932:

In “La Storia di Arcore” si ipotizza che il “Circolino” esistesse già come embrione addirittura dal 1915 come “Circolo Familiare” evoluto poi in Cooperativa edificatrice con un ramo alimentare, aveva quindi una personalità giuridica in grado di acquistare nel 1921 lo stabile dal Galdi.

Sul catasto 1859, foglio 9, l’area è disegnata libera ma vi è già indicato, aggiunto a matita l’edificio che sorgerà; più avanti nel racconto si dice che la costruzione risalga al 1890.

sinistra: foglio 9 del catasto “Lombardo-Veneto” 1859. destra: foglio 9 catasto 1897

 

Sul foglio 9 del catasto 1897, mappale 544, la rilevazione dell’edificio è ufficiale; non è noto se fu il citato ex proprietario cedente Galdi Raffaele il costruttore-possessore originario o se costruzione e proprietà fossero in precedenza di altri.

Lo stabile della Cooperativa, evidenziato l’ingresso comune al Circolino e all’Osteria Speranza

La sezione riprodotta indica gli spazi e la posizione rispetto alla via. Quella contrassegnata col numero 13 risulta essere l’oggetto della vendita. Da notizie raccolte, all’epoca della cessione, fabbricato e cortile, della parcella 544, erano già divisi, come si vede nella rappresentazione grafica, ma con accesso interno comune. L’altro settore ospitava alcune famiglie e, già da fine Ottocento, un Trani con gioco bocce, di proprietà di Valtorta Martino, (diventato poi, dal 1914, Osteria “Speranza”).

In questo ambiente furono poi installati alcune famiglie, la segreteria del partito, la Cooperativa alimentare “Unione e Progresso” e lo spaccio vinicolo.

Chiuso il “Circolo” e la Cooperativa che nonostante la successiva trasformazione in Società Anonima non era riuscita a superare le disposizioni di legge relative alla chiusura dei “Circoli”, dopo un tempo relativamente lungo (1924?-1932) si arrivò alla cessione forzata dei locali.

Gli immobili della Cooperativa passano nella disponibilità del Partito Fascista, attraverso l'acquisto da parte del Comune di Arcore

 

Quello che segue è il compromesso di compra-vendita del “Circolino” ufficializzato con atto notarile

Estratto del Processo Verbale di deliberazione del                            PODESTA’

                                 OGGETTO

Acquisto di locali per opere del regime

L’anno millenovecento trentuno addì 6 di Giugno nella residenza Municipale di Arcore.

Il Signor Commissario Prefettizio Luigi Villa col concorso del Segretario Comunale Signor Dott. Rino Cella ha preso la seguente

                               Deliberazione

Considerata la necessità di fornire i locali nei quali istallare l’Ufficio Imposte e Consumo, La Direzione dell’Opera Nazionale Balilla, Avanguardia, Milizia e l’urgenza di dotare la Stazione dei Reali Carabinieri di locali ampi e dignitosi.

Vista la favorevole occasione per il Comune di Arcore di acquistare il fabbricato posto in via Borgo Milano N. civico 13 composto di N. 25 locali tutti abitabili, di proprietà della Soc. An. Cooperativa

“L’Edificatrice” con sede in Arcore:

Vista la relazione presentata dall’Ing. Bonfanti per conto del Comune:

Vista la proposta fatta dal Comune in data 16 gennaio 1931 dalla Presidenza della Soc. An. “L’Edificatrice” e con la quale dichiara di cedere l’edificio sito in Borgo Milano al civico N. 13 per la somma di £. 50.000.

Vista la nota Prefettizia in data 1/6/1931 . IX° N. 25425 con la quale in base ai rilievi fatti dall’Ufficio dl Genio Civile di Milano, propone di ridurre il valore degli stabili a £. 50.000.

                                           DELIBERA

Di acquistare il fabbricato sito in Via Borgo Milano al civico N. 13 di N. 25 locali al prezzo totale di £ 50.000, addivenendo alla stipulazione dell’atto di compromesso e versando nelle mani del Presidente della Soc. An. “L’Edificatrice” la somma di £. 20.000. quale caparra e anticipo sul totale di £ 50.000 convenuto.

Di stipulare l’atto notarile di compravendita entro

L’anno 1931.

La somma necessaria al presente acquisto verrà prelevata dai superavanzi di Amministrazione 1930, calcolati in sede di bilancio preventivo 1931 in Lire 93.000. mentre risultano effettivamente ora a chiusura dei conti 1930 £ 130.000, per la rimanenza per le economie 1931 che certamente si aggireranno sulle 90.000.

Letto, confermato e sottoscritto.

Il Commissario Prefettizio = Fto/ Luigi Villa

Il Segretario = Fto/ Dott. Rino Cella

Il presente verbale venne pubblicato nei modi e nei luoghi stabiliti dalla Legge nel giorno 7/6/1931 – IX° giorno festivo senza reclami.

Il Segretario = Fto. Rino Cella

N. 37108 – Milano 30 Luglio 1931

Visto: si approva agli effetti dell’art. 7 del Regolamento approvato con R.D. 26/7/1896 N. 361

Il Prefetto = Fto. Anzà

Per copia conforme all’originale

Arcore, lì 7 Marzo 1932 – IX°

(L.S.) Il Segretario = Fto. Alberto Coccopalmerio

Visto: il Podestà = Fto. Guido Bestetti

Segue il verbale della seduta della Cooperativa nella quale si ufficializza la decisione di vendere la proprietà. Occorre però dire, che l’organismo societario, rispetto alla formazione originaria, dopo le incursioni, la chiusura dei locali e il tentativo di mantenere in vita la Cooperativa, trasformandola in Società Anonima, risultava alterato dalla immissione e sostituzione ai vertici di persone che nulla avevano a che vedere coi principi di fondazione.

La prima pagina del verbale della seduta della Cooperativa 1 marzo 1932

SOCIETA’ ANONIMA COOPERATIVA “EDIFICATRICE”

di ARCORE

Verbale della seduta del Consiglio 1° Marzo 1932 X° – Il giorno 1° Marzo 1932 X° E.F. nei locali del Fascio di Arcore in Via del Comune ad ore 20 in seguito ad avviso personale, sono comparsi i consiglieri Sigg. Villa Luigi – Locati Angelo – Spinelli Battista – Sanvitto Luigi – il Segretario Sig. Perego Ersilio ed il Presidente Sig. Attilio Mignanego per deliberare sul seguente ordine del giorno:

1° Autorizzazione al Presidente per vendere la Casa di proprietà della Cooperativa in Arcore – Borgo Milano.

2° Varie

Sul primo oggetto il Presidente espone che in seguito ad accordi si sarebbe finalmente trovata una buona occasione per vendere la proprietà immobile della Cooperativa in Arcore. Acquirente è il Comune di Arcore che dovrebbe destinare lo stabile stesso a sede di diverse organizzazioni fasciste – Sede Balilla – Avanguardisti – Giovani fascisti – Dopolavoro ecc.

In seguito a perizia il valore attuale dello stabile

È stato convenuto in £. 50.000 =cinquantamila= favorevole se si bada allo stato di notevole deterioramento della Casa ed al difficile momento attuale. Invita pertanto il Consiglio a pronunciarsi su tale vendita.

Il Consiglio ad unanimità di voti autorizza il Sig. Mignanego Attilio proprio presidente ad intervenire all’atto notarile col quale verrà venduto al Comune di Arcore pel prezzo di £. 50.000 la Casa in Arcore Borgo Milano Civ. N. 13 nelle mappe e registri di catasto urbano vigente del Comune stesso distinta come segue:

Mapp. 544 =cinquecentoquarantaquattro= Arcore – Borgo Milano Civ. N. 13 – Casa con bottega piani 3, vani 15 L. 2666 =duemilacinquecentosessantasei=

COERENZIATO “ da ferrovia Milano Lecco, Meani, Provinciale Monza Lecco, Sanvito Carlo.

Autorizza pertanto il Sig. Mignanego Attilio a fare quanto sarà necessario per tale oggetto, quindi a firmare l’atto notarile, quitanzare e ritirare il corrispettivo, stabilire eventuali servitù e patti comuni, epoche di godimento, rinunciare all’ipoteca legale, con esonero del Conservatore da responsabilità.

II° Sul secondo oggetto niuno chiedendo la parola

La riunione è chiusa essendo le ore 24:

IL PRESIDENTE IL SEGRETARIO

Fto. Mignanego Attilio Fto. Ersilio Perego

Certifico io notaio sottoscritto che il presente estratto è conforme nelle corrispondenti sue parti, alla delibera 1° Marzo 1932 del Consiglio d’Amministrazione della Società Anonima Cooperativa Edificatrice di Arcore, sedente in Arcore; il quale libro è numerato e parfato in ciascun suo foglio e vidimato in fine il 17 Maggio 1923 N. 859 del Giudice delegato del R. Tribunale Civile e Penale di Monza, munito di due marche da bollo del complessivo importo di £. 8 annullate e tenuto a sensi di Legge.

Milano 10 Marzo 1932 (A. X° E.F.)

(L.S.) Fto. Dr. Luigi Barassi Notaio

Copia conforme all’originale e suoi allegati

Milano lì 1 Maggio 1932 Anno X° E.F.

A seguito della “delibera” di vendita e dando corso al “compromesso”, l’acquisto seguì il suo corso. Il rogito, fu stilato l’11 marzo 1932; il linguaggio è quello tipico degli atti notarili, e con questo si sancisce il passaggio di proprietà dalla Cooperativa al Comune.

Frontespizio del “rogito” di compravendita

N. 9677 = 5649 di repertorio

COMPRAVENDITA IMMOBILIARE

VITTORIO EMANUELE III°

Per grazia di Dio e per volontà della Nazione

RE D’Italia

L’anno 1932 =millenovecentotrentadue= (Anno X° E.F.) questo giorno di Venerdì 11 =undici= del mese di Marzo, in Vimercate; nella casa in Via Battisti 6.

Avanti a me DOTTOR LUIGI BARASSI Notaio residente a Milano, iscritto presso il Collegio Notarile di Milano:

Personalmente si sono costituiti i Signori:

BESTETTI GUIDO del vivo Carlo, nato a Milano, industriale, residente ad Arcore, il quale interviene senza sua responsabilità personale, quale Podestà del Comune di Arcore, agendo in virtù della delibera del Commissario Prefettizio 6 Giugno 1931 N. 202 munita del visto prefettizio, agli effetti dell’articolo 7 del Regolamento approvato con R.D.L. 26 Luglio 1896, delibera che per copia d’ufficio qui allegasi A. ;

MIGNANEGO ATTILIO fu Giovanni, nato a Sassello, e domiciliato in Arcore, industriale, il quale stipula in veste di Presidente della Società Anonima Cooperativa Edificatrice di Arcore, con sede in Arcore

a quanto infra autorizzato con delibera del Consiglio di Amministrazione 1° Marzo 1932 che in copia da me notaio Autenticata qui si allega B.

Parti aventi piena capacità giuridica e della cui identità io Notaio sono certo, le quali previa rinuncia all’assistenza dei Testi all’atto, avendo i requisiti di legge e col mio consenso, convengono e stipulano quanto segue:

La S. A. Cooperativa Edificatrice di Arcore, rappresentata dal suo Presidente, vende con immediato trasferimento di dominio e possesso;

Al Comune di Arcore, pel quale acquista il suo On. Podestà Sig. Guido Bestetti, autorizzato come sopra

nominatamente

uno stabile con bottega, ad uso abitazione, sito in Comune di Arcore, in Borgo Milano Civ. N. 13, distinto come segue in quel catasto urbano:

Mapp. N. 544 =cinquecentoquarantaquattro= Borgo Milano Civ. N.13 – casa con botteghe – p. 3, v. 15 – £ 2666.=.

COERENZE = a sud-est la sede della ferrovia Milano-Lecco; a sud-ovest Meani; a nord-ovest la provinciale Monza-Lecco; a nord-est Carlo Sanvito.

Per il prezzo di £ 50.000 =lire cinquantamila= che vennero sino a concorrenza di £. 20.000

=lire ventimila= pagate prima d’ora.

mentre per le residue £. 30.000

=lire trentamila= colle quali ritorna

il prezzo di £. 50.000

il Comune di Arcore, a mezzo del suo On. Podestà rilascia mandato di pagamento alla Cooperativa Venditrice e per essa al suo Presidente in data 4 Marzo 1932 N. 27, per il corrispondente importo.

In seguito a ché il Sig. Attilio Mignanego, nel nome e nell’interesse della Cooperativa, rilascia quietanza a saldo e finale liberazione con promessa di nulla più pretendere per la vendita sopra effettuata.

PATTI E CONDIZIONI

1°)Lo stabile dedotto in contratto si vende nell’attuale suo stato di consistenza e manutenzione, coi fissi e infissi che vi formano pertinenze, colle servitù attive e passive, anche non apparenti e coi diritti, ragioni e azioni competenti alla Cooperativa Venditrice alla quale subentra il Comune acquirente a tutte le conseguenze di legge.

2°)Il materiale godimento dell’immobile stesso a principio a favore del Comune di Arcore con oggi, dal qual giorno entreranno a suo carico le imposte, il premio di assicurazione incendi e quant’altro, ed

a suo favore i redditi.

3°)Il Sig. Attilio Mignanego, quale presidente della Cooperativa venditrice dichiara di rinunciare ad ogni suo diritto di ipoteca legale, con esonero del Conservatore delle Ipoteche da responsabilità.

4°)La Cooperativa Venditrice, a mezzo del suo Presidente garantisce la piena proprietà in lei dello stabile in oggetto, vendutole da Galdi Raffaele di Raffaele con rogito Buffoli 18 agosto 1921 N. 21133 rep. e garantisce altresì la libertà dell’immobile medesimo da ipoteche od altri oneri temporanei e perpetui, tranne le imposte, come io notaio posso certificare in base alle iscrizioni praticate presso i competenti uffici delle ipoteche e del catasto.

5°)Le spese e tasse di quest’atto, annesse e dipendenti, sono a carico del Comune di Arcore.

Di quest’atto io Notaio ho dato quindi lettura, alle parti, che lo dichiarano conforme alla loro volontà, da me indagata e meco si sottoscrivono, data lettura anche degli allegati.

Scritto da persona a me fida e compilato sotto la mia direzione quest’atto occupa un foglio e linee quindici.

Firmato: Guido Bestetti

“ Attilio Mignanego

Alla fine della guerra, lo stabile ritorna ai legittimi proprietari

Fin qui la vicenda dell’acquisizione della proprietà al Comune. L’ambiente fu totalmente riadattato ai fini proposti nel “compromesso”. Passò il tempo, venne la “dichiarazione di guerra”, la caduta del Fascismo, la “Liberazione e la fine della Guerra; subito i soci sopravvissuti, posero la questione del ritorno al possesso della loro ex-proprietà, che dopo la fine del Fascismo aveva trovato altri adattamenti e utilizzi nell’organizzazione comunale.

Segue ora la documentazione disponibile, relativa alla decisione di rivendere la proprietà alla Cooperativa.

Il testo più antico, che riguarda la proposta di rivendita è una nota riepilogativa dei fatti che condussero alla cessione degli immobili della Cooperativa, di cui si pubblica una trascrizione presa da quanto disponibile; il testo è scritto a mano su fogli formato protocollo, incompleto nella parte finale, in alcune pagine per alcuni tratti, poco leggibile.

Si riproduce un breve stralcio, questo leggibilissimo, a titolo di esempio:

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Qui terminano le pagine disponibili di questo verbale; è probabile che nell’archivio Comunale siano custoditi gli originali, ma per la narrazione può essere sufficiente quanto esposto.

Da quanto trascritto si riesce a ricostruire sufficientemente l’avventura della costituzione, del tentativo di trasformazione, della vendita che sembrerebbe illegale in quanto effettuata da un organismo scaduto di validità, e della delibera di rivendita della proprietà, per altro riepilogata e narrata in altri documenti, memorie e verbali che precisano alcuni particolari relativi alla necessità per il Comune di sostituire l’immobile che verrà ceduto con altro da farsi (almeno nell’impianto primitivo) ex novo.

La condizione della rivendita era che la Cooperativa si assumesse il costo dell’apparato grezzo di una costruzione da farsi a lato dell’edificio scolastico per ospitare i servizi che si sarebbero dovuti trasferire per lasciare libero il fabbricato dell’ex “Circolino”.

Passato qualche tempo si arriva al 1947 col verbale di delibera della rivendita

Il SINDACO espone essere all’ordine del giorno: “RIACQUISTO STABILE DI

PROPRIETA’ COMUNALE DA PARTE COOPERATIVA EDIFICATRICE ARCORESE”

e riassume i termini della pratica, iniziatasi subito dopo il 25 aprile

1945 con la richiesta della Cooperativa tendente ad ottenere la restitu-

zione dello stabile di via Alfonso Casati n. 13 acquistato dal Comune nel

1932 e tuttora di proprietà Comunale, allo stesso prezzo di Lire 50.000,=;

tale somma veniva successivamente portata a Lire 300.000, . L’attuale Am-

ministrazione Comunale, eletta l’11 novembre 1946, si manifestò subito

contraria ad accedere alle ragioni prospettate dalla richiedente Cooperativa

e consistenti in una pretesa annullabilità della compra-vendita che si

affermava frutto di soprusi, viziata da scorrettezze di forma e dalla

imposizione di un prezzo irrisorio. Obbiettava l’Amministrazione che l’ac-

quisto dello stabile da parte del Comune si appalesa formalmente regolare

e non si può pertanto parlarsi di alcuna azione di rivendica o di rescissione

da parte della Cooperativa; che inoltre, di eventuali ragioni morali si

sarebbe potuto tener conto solo in caso di amichevole accordo. Occorre

infine tener presente che l’immobile in questione fa parte del patrimonio

dell’intera collettività e che pertanto il Consiglio deve agire con la

massima cautela.

La posizione negativa assunta dall’Amm/ne ed ispirata esclusivamente a

ragioni giuridiche, da luogo, tuttavia, in una parte della popolazione,

ad uno stato di malcontento e di discordia che si esternava in manifesta-

zioni di ostilità sopratutto in occasione delle sedute Consiliari, recan-

do grave perturbamento alla serenità indispensabile alla pubblica Amm/ne

per poter rettamente ed obbiettivamente operare per il pubblico interes-

se.

Venne nominata Commissione composta di elementi del Consiglio di ammi-

nistrazione della Cooperativa, di elementi della maggioranza e minoranza

del Consiglio Com/le e di un tecnico estraneo. Compito di tale Commissione

era quello di formulare, dopo un accurato esame degli atti e dei precedenti

della pratica, eventuali e concrete proposte di definizione tenendo conto

di tutti gli elementi obbiettivi e delle opposte vedute.

La Commissione, a conclusione del suo mandato, si esprimeva per una defini-

zione amichevole della annosa ed altrimenti insolubile pratica con il ver-

samento, da parte della Cooperativa, di somma che permette al Comune

di costruire uno stabile in rustico di 15 locali, e ciò in conformità: a di

rettive che la Commissione stessa ebbe a ricevere dalla Giunta, la quale

subordinava la cessione del vecchio fabbricato alla possibilità di avere

i mezzi per la costruzione in rustico di altro stabile capace di ospitare

alcuni servizi indispensabili al Comune:

Infatti, con la nuova costruzione da erigersi in Via Umberto I° di fianco

al palazzo scolastico, il Comune avrebbe il vantaggio di risolvere diversi

problemi interni, e precisamente:

I°- la sistemazione della Cassa Mutua Malattie Lavoratori in una sede ade-

guata alle necessità ed esigenze attuali;

2°- il trasferimento del Consultorio O.N.M.I. e dell’archivio Com/le che

attualmente occupano due aule scolastiche indispensabili per l’insegna-

mento che ora, per mancanza di locali, viene fatto con alternamento ;

3°- la sistemazione dell’Ufficio Daziario e delll’U.C.S.E.A. , attualmente

situati, il primo nello stabile da cedersi alla Cooperativa, il secon-

do in un locale del Comune già di pertinenza delle scuole ;

4°- la possibilità di sistemare in un alloggio idoneo un custode che sor-

vegli i locali delle scuole e del Municipio e quelli di nuovo fabbri-

cato.

Tale proposta è stata esaminata e discussa dalla Giunta che si pronunciò

all’unanimità favorevole e pertanto il Sindaco la sottopone all’approva-

zione del Consiglio, che, in seguito a votazione per alzata di mano all’’u-

nanimità

                                              DELIBERA

I°- di cedere l’immobile di Via Alfonso Casati n. 13 alla Cooperativa

Edificatrice di Arcore nello stato di fatto e di diritto in cui si trova

ed alla condizione che la Cooperativa versi al Comune i mezzi necessari

per la costruzione in rustico di fabbricato di I5 locali di fianco

al palazzo scolastico da destinare agli usi sopra segnalati, come da di-

segno che viene esibito ai membri del Consiglio e che viene da questi ap-

provato ;

2°- di dare mandato al Sindaco di espletare tutte le formalità di legge

poiché la presente delibera abbia piena esecuzione. Si intende che

la cessione dello stabile dovrà avvenire sotto la personale respon-

sabilità del Sindaco e solo dopo che la Cooperativa avrà ottempera-

to agli impegni assunti.

La Cooperativa, per la restituzione del vecchio stabile, s'impegna all'edificazione di un fabbricato, ad uso servizi pubblici, in via Umberto I

Nella stessa seduta, ma con nuovo atto, e relativo verbale, alla formulazione di impegno per contrarre un mutuo che consentisse di portare a termine i locali che dovevano sostituire quelli rivenduti alla Cooperativa

IL SINDACO espone essere all’ordine del giorno: MUTUO DI LIRE TRE MI-

LIONI GARANTITO CON CAMBIALE PRESSO LA CASSA DI RISPARMIO DELLE PROVINCIE

LOMBARDE” ;

che, in seguito all’impegno assunto dal Comune di cedere alla Coopera-

tiva Edificatrice di Arcore il piccolo stabile di sua proprietà in Via

Alfonso Casati n. I3, la Cooperativa stessa si è a sua volta impegnata

di versare al Comune la somma necessaria per la costruzione in rustico

di un fabbricato di I5 locali da servire per gli Uffici ed ambulatori

della Cassa Mutua Malattia Lavoratori, per il Consultorio Pediatrico

Ostetrico dell’O.N.M.I. e per alcuni Uffici Comunali, come da disegno

approvato dal consiglio stesso.

Avendo la Cooperativa ottemperato pienamente al suo impegno, il Sindaco

fa presente l’urgenza e la necessità di contrarre un Mutuo di almeno

Lire 3 milioni per il completamento dello stabile stesso, e precisa-

mente per l’installazione degli impianti di illuminazione e di riscal-

damento, nonché per la fornitura e posa d’imposte, serramenti, porte,

scale, cancelli e pavimenti secondo i preventivi che di volta in volta

verranno approvati.

Il comune non può far fronte a dette spese con le entrate del corren-

te esercizio, già destinato ad altre spese approvate, di carattere ob-

bligatorio e di urgentre necessità. Il Sindaco ritiene che il mutuo potrà

essere facilmente estinto in due bilanci, con pagamenti bimestrali non

superiori a Lire I50.000,=, ed a principiare dal febbraio I948. Fa inol-

tre presente che la Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, Sede

di Milano, in proposito da Lui interpellata, chiede una garanzia a che

il Sindaco stesso, per agevolare l’operazione nell’interesse dal Comune

è disposto ad avallare l’effetto emittendo.

Il Consiglio preso atto di quanto esposto dal Sindaco, con voti resi

per alzata XX e seduta a norma di legge, all’unanimità.

                                        DELIBERA

di contrarre un mutuo cambiario di Lire 3 milioni con la Cassa di Ri-

sparmio delle Provincie Lombarde, Sede di Milano, al tasso del 7,50%

( sette e cinquanta per cento) annuo, dando mandato al Sindaco Avvocato

Mansueto Ravizza di espletare tutte le formalità con il predetto Isti-

tuto perchè la concessione del mutuo abbia immediata esecuzione alle

condizioni predette.

Il mutuo sarà garantito da avallo dello stesso Avv.Ravizza, il quale

firmerà, di conseguenza, l’effetto nella sua duplice qualità di Sinda-

co e di avallante.

Siamo alla fine della vicenda, ultimo documento disponibile, con una memoria che lascia intravvedere l’esistenza non normalizzata di una questione ancora da chiarire fra Comune e Cooperativa, secondo la quale si tentò negli anni successivi al 1960 di rintracciare i documenti originali riguardanti rogiti, atti di costituzione, atti di compra-vendita, ecc., rimandando a un futuro la ricerca e ricostruzione.

La memoria, non firmata, nella quale sembra essere coinvolta la costruzione della “Mutua” (ex INAM) genera incomprensibili motivi circa la sua compilazione.

È probabile che nell’archivio comunale, dove sicuramente sono custoditi gli originali, sia possibile rintracciare quanto mancante a ricostruire i termini della presumibile polemica e chiudere definitivamente la storia.

Lo stabile costruito, si suppone dalla Cooperativa nel 1947, nell’operazione di reintegro della stessa nella proprietà del “Circulen”

La prima pagina della “memoria”

CIRCA FABBRICATO DI VIA CASATI N° 13 (COOPERATIVA) E DI RIFLESSO CIRCA FABBRICATO INAM

Con atto 11 marzo 1932 Rep. n° 9677/5649 a rogito dr. Barassi Notaio in Milano – il Comune di Arcore diveniva proprietario per acquisto dell’immobile di proprietà della Soc. An. COOPERTIVA EDIFICATRICE DI ARCORE – sito in Arcore Ora Via A. Casati n° 13 –

Ricostituita la Cooperativa appena dopo la Liberazione i Soci chiesero al Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) di rientrare in possesso dello stabile di che trattasi – La Giunta Municipale con delibera n° 34 dell’11/7-1945 nel far presente che lo stabile era stato regolarmente venduto (ed acquistato dal Comune) decideva di rivenderlo alla ricostituita cooperativa – Si susseguirono vari atti e delibere (fra cui quella n° 26 del 7/6-1946 notevole per la cronistoria della vendita) finché si giunse alla deliberazione di Consiglio Comunale n° 39 del 10/9 1947 = approvata dalla GPA il 17/9-1947 – con la quale si decideva la vendita alla Cooperativa dello stabile di Via A. Casati (allora Borgo Milano) senza determinazione di prezzo ma con la richiesta generica ed indeterminata di una somma sufficiente al Comune per la costruzione in Via Umberto primo, di

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un fabbricato di 15 locali =

Con detta delibera il Consiglio Comunale dava mandato al sindaco = Avv. Mansueto Ravizza – di espletare tutte le formalità di legge perché “La presente delibera abbia piena esecuzione”

E così l’Avv. Ravizza diede mano alla costruzione dello stabile INAM –

Non esiste una contabilità dei lavori; esiste solo un fascicolo di appunti e fatture che da dichiarazioni diverse (ed anche da appunti inseriti in detto fascicolo) pagava direttamente. Il fabbricato sarebbe stato realizzato quindi nell’anno 1947 – ma non risulta consegnato al Comune né tanto meno si è potuto rinvenire rogiti o documenti a sostegno di una permuta tra Comune e Cooperativa – NON SI ESCLUDE PERCIÒ CHE TALE ATTO POSSA ESISTERE benché nessuno da me fra quanti interpellati abbia ricordato l’esistenza di tale atto =

Nel 1960 il fabbricato per l’INAM è stato rimodernato (Vedi descrizione n° 2) =

Questo lo stato degli atti – ed alle ricerche si ha dato volonterosa e paziente collaborazione il Cav. Natale Penati (molto addentro alla questione perché nella sua veste di Sindaco ebbe a sistemare le pendenze dell’Avv. Ravizza e perché fece parte della Commissione incaricata dal Consiglio di proporre una soluzione alle richieste avanzate dalla Cooperativa –

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È assolutamente necessario richiedere un certificato storico catastale sia per il fabbricato di Via Casati, sia per quello di Via Umberto I° –

L’edificio con l’odierna attività del “Circolo Arci Blob”, ultimo erede del “Circulen”

Esaurita la lista dei documenti disponibili rimane un ultimo commento da fare. Non conosco la storia del proseguo della Cooperativa dopo il rientro nel possesso; quello che posso dire rientra solo nel “visto” … dopo il Referendum e le prime elezioni dove i socialcomunisti si presentarono come “Fronte”, probabilmente avvenne nel luogo la separazione dei beni: Socialisti?, Comunisti? Come avvenne la divisione? … anche questo sarebbe un capitolo da scrivere.

All’interno del civico 31 di via Casati, l’ingresso alla “Casa dei Popoli”

Oggi, ma già da un po’ di tempo, l’ambiente è totalmente cambiato, passate le vecchie generazioni di attivisti, chiuse le attività di propaganda del partito, azzerato tutto il movimento quotidiano attorno alla struttura, sparite le attività sportive, la scuola di partito, le manifestazioni a pro delle idee politiche e tutta quell’impostazione dopolavoristica di richiamo oscillante fra bar, osteria, trattoria, rimane un’insegna, forse un poco pretenziosa, che a fatica regge quella storia centenaria di cui gli attivisti di oggi si dicono figli.