Gli Ala-Ponzone di Usmate II parte

Gli Ala-Ponzone di Usmate II parte

Seconda parte

Una lunga storia

Proseguiamo il racconto della famiglia Ala-Ponzone, dopo le vicende che hanno visto protagonista gli ultimi eredi e la figura di Filippo e ora la volta dell’epoca dei suoi genitori Daniele Ala-Ponzone e Maria Ciceri-Visconti.

Abbiamo trattato ampiamente nella puntata precedente della figura di Filippo Ala-Ponzone, per occuparci ora dei suoi genitori, Daniele e Maria Ciceri Visconti. Qui una doverosa parentesi. Le proprietà “usmatesi” degli Ala-Ponzone sono da ricondurre a Maria Ciceri Visconti, che aveva portato in dote case e terreni nel milanese, comasco, e novarese. In seguito al matrimonio, Daniele Ala-Ponzoni, discendente della nobile famiglia cremonese, aveva spostato il centro dei suoi interessi da Cremona a Milano, dove appunto abitò con la moglie.
Possiamo, con cognizione di causa, affermare che le proprietà di Maria Ciceri Visconti, fossero il prodotto di ripetuti accorpamenti di beni appartenuti a diverse famiglie nobili, che attraverso i matrimoni di loro componenti, avevano via via accresciuto sia i loro cognomi, così come le loro proprietà.

Laura Visconti

Maria Ciceri Visconti nacque a Milano il 3 agosto 1786, la madre e nonna di Filippo Ala, Laura Visconti fu la fondatrice dell’Ospedale Fatebenesorelle di Milano.

 Due parole al proposito; Giovanna Lomeni, ex monaca del soppresso monastero di S. Paolo per il progetto di dare vita ad un ospedale che ospitasse persone bisognose, si rivolge a Laura Visconti Ciceri, da tempo impegnata in opere di beneficenza, in particolare verso l’Ospedale Maggiore di Milano. Ciceri Visconti accetta di partecipare, e nel tempo decide di assumere il ruolo di direttrice e di amministratrice dell’Ospedale. L’Ospedale Fatebenesorelle apre nel 1823, come istituzione privata, per sole 24 pazienti e 12 infermiere. Nel 1825 l’Ospedale assume uno statuto pubblico. Laura Ciceri si adoperò, in seguito, per dare una nuova sede all’istituzione. Il nuovo ospedale vedrà la luce il 29 settembre del 1840. La Contessa morirà un anno dopo, il 29 ottobre del 1841, lasciando in testamento tutti i suoi beni al Fatebenesorelle, anziché destinarli al nipote, Filippo Ala sapendolo già benestante. Al link altri approfondimenti. 

Ritratto di Laura Visconti di Modrone Ciceri. Pittore lombardo. Anno: 1825 circa

Ritornando a Maria Ciceri Visconti dopo la morte del padre, nel 1805, assunse a pieno titolo le incombenze derivate dalle vaste proprietà da condurre. Dobbiamo dire che nominata erede universale dal padre, Maria nel 1805, aveva 19 anni e quindi all’epoca non ancora maggiorenne. Tale circostanza, in considerazione dal fatto che la madre Laura, declinò la possibilità di gestire in vece della figlia il patrimonio, la stessa, con l’avvallo del marito Daniele Ala Ponzone, chiese ed ottenne dalle autorità competenti l’autorizzazione per amministrare il suo patrimonio: “Opportunamente interrogata la Ricorrente ha dimostrato la sufficiente capacità e sagacità per amministrare da se sola le proprie sostanze… questa Procura concede alla Ricorrente Maria Visconti Ciceri Ala Ponzone l’addomandata venia dell’età, abilitandola nonostante la di lei minore età a potere da se sola liberamente amministrare i di lei beni…”.

Ritratto di Maria Ciceri Ala Ponzoni. Pittore Pedrazzi Luigi. Dipinto realizzato dall'Ospedale S. Anna di Como, a cui Maria Ciceri aveva elargito un lascito testamentario

Il matrimonio

Un anno prima della morte del padre, precisamente il 26 gennaio 1804 Maria aveva sposato in prime nozze il marchese Daniele Ala di Ponzone. Ci è capitato tra le mani un volumetto, stampato in occasione del matrimonio tra i due. Contiene una serie di sonetti, odi e canzoni dedicate agli sposi. Tra tutte abbiamo scelto qualche passo, in dialetto meneghino, così per colorire e documentare questa cerimonia di nozze di altri tempi fra famiglie della nobiltà. In questa ottava si racconta dell’incontro tra i due futuri sposi molto probabilmente a Casa Dugnani a Milano.

Guardè che cas ! Trovandess in Milan

( Hin giust vott’agn ) el so Custod fidaa

On om che coll’ingegn ghe ved lontan,

Vedend la grazia, el spirit, la bontaa

De MARIETTA, in d’on oreggia appian,

L’ha dit a DANIEL: In veritaa

Questa l’è verament ona gran Tosa;

E questa l’ha de vess, questa sò Sposa”

Guardate il caso! Trovandosi a Milano

(sono appunto otto anni fa) il suo fidato custode

Un uomo con l’ingegno che vede lontano

Vedendo la grazia, lo spirito, la bontà

Di Marietta, in una orecchio sottovoce

Ha detto a Daniele: In verità

Questa è veramente una “grande” ragazza

E questa deve essere, sua Sposa”

Naturalmente come usava, tra famiglie del rango degli sposi, nel luglio dell’anno precedente si era stipulato il contratto di matrimonio, alla presenza del  notaio Giorgio De Castilla. Sommariamente i genitori di Daniele Ala accettavano che il figlio si trasferisse a Milano in modo che: “… la sposa… a vicendevole consolazione della medesima, e de suoi genitori, cui troppo sensibile sarebbe il distacco dall’unica amatissima loro figlia…”. Fatta questa premessa vediamo che il padre di Maria fissa una dote di 50000 lire milanesi da elargire in tre rate: 10000 dopo tre mesi, altri 25000 nel termine dei successivi 18 anni e 15000 dopo la morte di entrambi i genitori di Maria. A cui si aggiungerà a quel punto, l’intera eredità paterna.

La prima pagina del contratto di matrimonio fra Daniele Ala Ponzone e Maria Ciceri Visconti

Secondo quanto in uso a Milano gli Ala Ponzone avrebbero accresciuto la dote di un terzo del suo valore. Al momento del matrimonio il Ciceri Visconti elargirà uno “scherpa” (anche “schirpa” o “scerpa” derivato dal latino barbaro “scerfa”, che significherebbe dotazione, era l’insieme di biancheria, abiti e oggetti per la casa che la donna portava con sé nella nuova dimora coniugale) del valore di 18000 lire, altrettanto farà la famiglia di Daniele. Ancora il marito garantiva alla moglie uno “spillatico”, per fare fronte alle piccole spese personali, di 4000 lire all’anno da rateizzare ogni tre mesi.

Per finire se fosse morto il marito, alla moglie sarebbe stato garantito eguale trattamento, con la clausola che se avesse voluto vivere lontano da Casa Ala, come del resto era stato già deciso, avrebbe ricevuto una pensione annua di 20000 lire. Se a mancare fosse stata Maria senza eredi, la famiglia Ala non avrebbe rifuso alcunché ai Ciceri-Visconti.

La nascita di Filippo

Dieci anni dopo il matrimonio la nascita del figlio Filippo. Un’attesa che così viene illustrata nello stampato che venne confezionato alla morte della contessa nel 1833: “Di mezzo però alle contentezze di cui sola gode la vita virtuosa, una a lei ne mancava, la più dolce al cuor d’una moglie, un erede che assicurasse a sì ragguardevole casato la successione, e crescesse formato al modello delle domestiche virtù. Questo prezioso dono, che i pii conjugi per nove anni avevano implorato invano, l’ottennero dalla Provvidenza alfine; ed il giorno 14 settembre dell’anno 1814 la Visconti Ciceri si trovò madre di un bambino, il marchese Filippo Ala-Ponzone, di sì rispettabile prosapia unico rampollo”.

Maria Ciceri alla Corte dei Vicerè

Ritratti di Ranieri Giuseppe d'Asburgo-Lorena e Maria Elisabetta di Savoia-Carignano

Maria Ciceri Visconti, era ben introdotta negli ambienti della “Corte” dei Vicerè del Lombardo Veneto.

Nel mese di maggio del 1820, in Praga, la principessa Elisabetta di Savoia Carignano sposa solennemente l’arciduca austriaco Ranieri, viceré del Regno Lombardo-Veneto. Ritornati in Lombardia i coniugi erano soliti trascorrere una parte del loro tempo, a Monza alla Villa Reale, cosa che fecero anche nei mesi di luglio e agosto del 1820. E’ da fare risalire a quel tempo la nomina di Maria Ciceri a maggiordama maggiore di S. A. I. R. l’arciduchessa vice-regina del Lombardo-Veneto, in seguito potrà fregiarsi inoltre dell’Ordine della Croce Stellata.

 Dalla stampa dell’epoca si ha notizia che tali riconoscimenti fossero ambiti, questa la nota che illustra quanto successe l’11 luglio 1820: “Gran sussurro a Milano perché per ordini venuti da Vienna su 400 dame aspiranti ad essere ammesse alla corte davanti alla nuova vice-regina, ne sono ammesse sole 80. All’odierno ricevimento se ne presentarono di queste 31 sole”. La frequentazione con queste alte personalità è confermata da una lettera che Daniele Ala scrive, da Milano, alla moglie, che trascorre le vacanze ad Usmate, verso la fine di luglio del 1820: “Sento con piacere che conti d’andare lunedì a pranzo a Monza, onde goder anche dei squisiti manicaretti (grossi?).

Parmi che avreste fatto bene di andare a Monza in uno dei scorsi giorni, e così almeno una volta la settimana, perché diviene un ossequio, ed una corte ai Principi, equivalente a quella io farle in Milano”.

Maria Ciceri ad Usmate

La famiglia Ala-Ponzone era solita trascorrere periodi di villeggiatura ad Usmate, durante i quali non mancavano le visite ad altri nobili del luogo come i Belgiojoso-Giulini.

Una diretta testimonianza in una lettera che Daniele Ala, ancora a Milano prima di raggiungere la famiglia in villeggiatura ad Usmate scrive alla moglie alla fine di luglio dl 1820: “Il Principe Belgiojoso disse alla Contessa Melzi futura suocera di sua figlia, che fosti a Velate a fargli una visita, di cui si dimostrò sensibilissimo: ciò me lo riflesse la Pallavicino avendoglielo detto la Melzi”.

Con molta probabilità l’aspetto attuale del “Palazzo di villeggiatura” di Usmate, oggi “Polo d’infanzia Federico e Giuditta Fracaro”, è opera di Maria Ciceri Visconti, come pure ebbe a cuore la costruzione di edifici da destinare ai coloni e contadini che curavano le sue terre, come il “fabbricato per azienda rurale”, appena oltre l’attuale Asilo Fracaro, che da carte d’epoca è così indicato: “Casa al N° 1 di mappa detta la “Fattoria” stata rifabbricata nell’anno 1832 con diversi rustici annessi; essendosi demolita la casa preesistente rovinata…”. Poi l’anno successivo altre aggiunte, che completarono la struttura a “corte chiusa”, come si presenta oggi lo stabile di via Cavour, compreso tra i numeri 10 e 12.

Il Palazzo di villeggiatura della famiglia Ala Ponzone

Ancora nell’ambito del nostro territorio l’attività della contessa fu continua e possiamo registrare acquisizioni e iniziative imprenditoriali. Nel 1811 viene acquistato una abitazione nell’attuale “Curt di Ruman” dai fratelli Sala (mappale 310). Nel 1817 una piccola porzione di stabile, parte della scomparsa “Corte Stallette” (mappale 307/2), da Antonio Corno, altra parte dello stesso stabile sarà degli Ala-Ponzone nel 1833, acquisto da Giuseppe Albini (mappale 307/3, Case delle Stallette). L’anno precedente lo stesso Albini aveva ceduto nei corpi di fabbrica interni al lato dispari di via Vittorio Emanuele un’altra porzione dell’abitazione indicata al mappale 309/2, “Casa della stalla grande”

Il centro di Usmate nella mappa detta del Lombardo-Veneto. Indicati alcuni luoghi citati nell'articolo, con le indicazioni dei nomi della viabilità odierna.

Oltre agli immobili l’Albini per la cifra totale di 14500 lire milanesi cedette a Maria Ciceri alcuni appezzamenti di terreno, che nell’ordine erano: “La vigna del Troncone”, un aratorio “La Prada”, il “Bosco della Prada” e a Carnate il “Vignolo di Carnate”. Ritornando all’immobile “Casa della Stalla Grande”, una prima parte di questo edificio era stato acquisito, sempre dai fratelli Sala nel 1811 (mappale 309/5). Un altro tassello (mappale 309/4) sarà acquistato nel 1833 da Gerolamo Mosca. Ancora nello stesso anno è Beatrice Belgiojoso ad effettuare uno scambio di beni con Maria Ciceri, che amplia il mappale 309, con altra porzione (309/1) e il mappale 308, che come riporta l’atto: “nel desiderio di ampliare il giardino annesso alla propria Villa in Usmate la Signora Baronessa Maria Visconti Nefftzer fece ricerca di una porzione d’ortaglia…”. Ricordiamo che questa parte del giardino sarà interessato nel 1831, come la “Corte Stallette” all’abbattimento, quando si tracciò via Roma.

Il disegno, proposto sotto, anni Trenta del Novecento, mostra la viabilità storica di Usmate e il nuovo tronco della Statale 36, che andava ad attraversare l’odierno centro del paese. Sulla mappa è ancora visibile il percorso della Roggia Scotti, prima che venisse coperta. La mappa è conservata presso l’Archivio Comunale di Usmate-Velate. Un grazie a Michele Pilotti, che ha messo a disposizione il documento.

Il progetto mostra la viabilità storica di Usmate e il nuovo tronco della Statale 36, che avrebbe attraversato l'odierno centro del paese.