Da Bernate al Masciocco

Da Bernate al Masciocco

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DATI TECNICI
LUNGHEZZA PERCORSOKM. 2,13
TEMPO NECESSARIOUN'ORA SCARSA
CARATTERISTICHEFACILE: Totalmente pianeggiante, salvo un piccolissimo strappo nei primi 200 metri
ALTITUDINE MASSIMA 237
ALTITUDINE MINIMA209

ALTIMETRIA

PERCORSO:

Il percorso proposto parte dalla località Bernate frazione di Arcore. Nella centrale piazza Durini si accede ad una delle corti che costellano lo spazio aperto della piazza. Si imbocca il portico della Corte San Giuseppe, posto frontalmente provenendo da via Fumagalli, a chiusura della piazza. Superato l’andito, sul lato destro del portico un pregevole dipinto di Madonna in trono, dipinta nel 1950 da Fiorentino Vilasco, autore tra l’altro della Madonna del Passin a Velate.

L’ingresso alla Corte San Giuseppe nella piazza Durini

L’affresco, collocato sotto il portico che raffigura la “Madonna in trono” dipinto da Fiorentino Vilasco

Nella corte aperta possiamo ancora apprezzare sulla parte alta, dell’ala di destra, una meridiana. Prendiamo il sentiero sterrato che si presenta davanti a noi per iniziare l’escursione. Il tracciato sale piegando sempre verso destra, dopo poco meno di 200 metri incontriamo un primo bivio, proseguiamo tenendo la destra e percorrendo ancora un tratto tra la vegetazione.

L’interno della corte e nel riquadro la meridiana

Al primo bivio, teniamo la destra

A circa 300 metri dalla partenza sbuchiamo nel pianoro dove è stata costruita un’ importante vasca volano che intercetta le acque della Molgorana. L’invaso di una capienza di 16000 mc d’acqua, fa parte degli interventi in atto per evitare quelle piene, in caso di fenomeni atmosferici rilevanti, come ripetutamente accaduto in passato, che allagavano ampie aree urbane e non ad Arcore. Teniamo il lato destro sulla nuova ciclo pedonale, realizzata nelle opere a contorno della vasca volano. Per i bikers (ciclisti) è stata allestita una postazione per i piccoli interventi di riparazione, in caso di emergenze ai loro mezzi. Percorrendo i lati della vasca si possono cogliere i manufatti ( diga, troppo pieno etc. ) atti alla regolamentazione idraulica delle acqua.

Proseguiamo pochi metri oltre l’invaso e sulla destra si presenta il sentiero che entra nel bosco e che andremo a percorrere. Alcuni cartelli segnaletici, segnano il bivio. Una volta all’interno della vegetazione, dopo pochi metri il sentiero volge a sinistra e percorsi circa 150 metri, sbuchiamo in una piccola radura, noi continuiamo tenendo la destra. Il tratto all’interno del bosco si esaurisce in circa 350 metri, sino a condurci sulla carrareccia sterrata.

L’entrata nel bosco, dopo la vasca volano, nel riquadro i cartelli indicatori

Il sentiero, pochi metri dopo l’entrata nel bosco piega a sinistra

Il sentiero poco prima dell’uscita dal bosco

A destra si dirige verso la località Roccolo, noi pendiamo la sinistra e fatti pochi metri superiamo il passaggio a livello per oltrepassare la ferrovia Seregno-Carnate.

La strada sterrata, che si incontra usciti dal bosco. Sulla destra la freccia che indica la direzione verso il Masciocco

Il passaggio a livello sulla ferrovia Seregno-Carnate

La ferrovia in direzione Carnate

Percorriamo il sentiero, tra vegetazione e campi coltivati per circa 300 metri, quando incontriamo un rigagnolo, che nella stagione asciutta risulta essere solo un solco, che va ad alimentare, sempre in regime torrentizio, il rio Rinz, immissario principale del Laghettone. Lo stesso solco segna il confine del comune di Velate con quello di Camparada.

Campi coltivati oltre il passaggio a livello, verso il Masciocco

L’affluente di destra del rio Rinz, immissario del Laghettone

Due angoli retti, il primo voltando a destra, 250 metri oltre l’affluente del Rinz, e il secondo a sinistra dopo altri 200 metri, svelano la vista, al termine del rettilineo che abbiamo imboccato, del complesso della Cascina Masciocco in quel di Camparada.

L’ultima parte del percorso, il Masciocco è ormai prossimo

Due notizie sulle località di Bernate e del Masciocco.

BERNATE

Piazza Durini a Bernate, sulla destra la chiesa dedicata a Santa Maria Nascente e a San Giacomo, alle spalle il complesso della “corte Rustica”, a chiudere sul fondo verso sinistra Palazzo Durini

Iniziamo con una citazione del luogo nel “catasto del sale” del 1572 quando la località risulta essere indicata come “Barnato” feudo del conte Teodoro d’Adda. Lo stesso proprietario è indicato nel precedente catasto di Carlo V, e ancora per tutto il Seicento. In occasione del Catasto Teresiano, anni Venti del Settecento, Bernate figura di proprietà del conte Gerolamo Barbò, è poi il figlio, Barnaba, a figurare intestatario verso la metà del Settecento. Nel 1802 Barnaba vende a Carl’Antonio Biffi, che tuttavia sembra essere prestanome di “persona da dichiararsi”. Lo stesso Biffi, sempre per se e per “persona da dichiararsi” cede tutte le proprietà di Bernate, qualche anno dopo nel 1809, al figlio del defunto Barnaba, Carlo Barbò. Nel 1812 i beni di Bernate sono acquistati da Giuseppe Villa e dalla moglie Lucrezia Busca. Arriviamo al 1837 quando Lucrezia Villa, nata Busca, cede le proprietà al nobile Giovanni Battista Brivio. Solo qualche anno prima nel 1823, Bernate aveva perso la sua autonomia comunale, di antica data, ed era stato aggregato a Velate.

Il sagrato della chiesa di Bernate, di fronte la “Corte Maria Teresa”, chiude sulla sinistra via Fumagalli, un tempo direttrice verso Oreno e Vimercate

Nella seconda metà dell’Ottocento il nuovo proprietario è Luigi Pasta, con la sua morte, nel 1876, Bernate passerà alla vedova ed ai tre figli Giuseppe, Carolina e Giacomo Pasta. Sarà proprio quest’ultimo con rogito del 31 maggio 1882 a diventare l’unico proprietario. Giacomo Pasta, stipulerà un contratto d’affitto con Emilio Nova di Lesmo che sarà affittuario dal 1898 al 1904, anno di vendita alla famiglia milanese dei Conti Durini. L’acquisto fu sottoscritto dalla contessa Carolina Candiani, maritata con il conte Giulio Durini. Nel 1922 alla morte della contessa e del figlio Carlo Durini, le proprietà vengono vendute. L’estesa proprietà viene frazionata in 122 parti, il sagrato, l’abitazione del cappellano e la chiesa vengono donati alla Parrocchia di Arcore. Amministrativamente la località sarà aggregata ad Arcore solo nel 1962. Le cinque corti che compongono il nucleo attorno al quale si è consolidato l’impianto urbano della frazione, da un raffronto delle mappe d’epoca disponibili, sono da ricondurre, fatta eccezione per la “corte del Camparo” già sulla via Varisco che dirige su Velate, al periodo compreso tra la seconda metà dell’Ottocento e gli anni Venti del Novecento.

MASCIOCCO

La prima notizia documentata, del luogo risale al 1558, sappiamo di un “sito con orto” che appartiene a Giuliano Trotti. Verso la fine del Seicento questa proprietà passerà a Galeazzo Casati. In seguito Galeazzo, con il fratello Ambrogio, edificheranno l’oratorio dedicato alla Beata Vergine del Carmelo in prossimità della loro abitazione. Oratorio, che dunque esisteva nel 1712 quando i due, stilando il loro testamento, istituiscono un legato perpetuo per la celebrazione di una messa quotidiana a loro suffragio, nella chiesetta del Masciocco. L’edificio religioso si trovava in una differente collocazione, rispetto alla chiesetta odierna.

L’artistica targa, collocato all’ingresso della cascina, a ricordare l’anno dell’inizio della radicale ristrutturazione del complesso

Arriviamo al catasto Teresiano, 1721. Per il Masciocco e i terreni limitrofi, i proprietari sono indicati nella casata Nava, eredi dei Casati. Queste proprietà così come l’oratorio saranno acquistati, nel 1754, da Marc’Antonio Croce. Per via testamentaria sarà poi la volta, nel 1774, di Giuseppe e quindi nel 1806 la proprietà finirà a Francesco Croce. Alla morte di Francesco nel 1847 il Masciocco andrà in eredità ai nipoti Giovanni e Antonio Bossi, figli di Giuseppina Croce.

La teoria delle colonne del porticato del corpo di fabbrica posto sulla sinistra entrando nella corte

Durante il patronato di Giuseppina, nel 1854, l’oratorio cambierà la sua dedicazione dalla Beata Vergine del Carmelo a Sant’Eurosia, una santa che in quel tempo aveva una particolare popolarità, invocata per proteggere i raccolti e le attività contadine, di vitale importanza per una economia totalmente agricola. Giuseppina Croce ed il figlio Antonio venderanno il Masciocco nel febbraio del 1874, al conte Gian Luca della Somaglia per una cifra di 126.000 lire. Nel confronto tra la mappa del luogo del 1887, e quella di dieci anni dopo 1897, notiamo la scomparsa dell’oratorio che risulta abbattuto, per fare posto all’ampliamento del sito abitativo e delle stalle che si attestano nelle dimensioni odierne.

Il texture di mattoni dello stabile una volta dedicato alle stalle, posto sul lato sinistro della corte, ben conservato nella sua struttura originale. La costruzione risale circa alla metà dell’Ottocento

La nuova chiesa, come oggi si presenta, viene edificata, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, ad opera dei conti della Somaglia. Nel frattempo, a Gian Luca, morto nel 1896 era succeduto il figlio Gian Giacomo. In seguito con la dismissione delle proprietà dei Somaglia e del frazionamento della stessa, i nuovi acquirenti divennero proprietari ciascuno di una quota dell’oratorio, proprietà ancora oggi mantenuta.

Il Masciocco ripreso dal drone