I SANTI DEL MESE: FEBBRAIO

I SANTI DEL MESE: FEBBRAIO

Questa rubrica trae spunto dalla descrizione di quelle “santità” che hanno avuto una particolare venerazione in Brianza. La loro ricorrenza, oltre ad una valenza religiosa, aveva un differente, se non ancora più importante valore nello scandire lo scorrere quotidiano della vita dei contadini, calendarizzando quelle attività che segnavano l’annata dei lavori della terra. Un connubio portatore altresì, di una fioritura di proverbi altrettanto pregni di cultura contadina, sia intesa come “saper fare”, ma sopratutto come solidità morale nell’attribuire un valore concreto agli accadimenti della vita.

FEBBRAIO

A farci da guida il solito terzetto, Sandro Motta, capostipite nel raccontare le tradizioni della Brianza di una volta, Flavio Ronzoni, che ribadiamo, solo saltuariamente cita il precedente, pur avendolo saccheggiato a piene mani in diversi suoi scritti, anche se a onor del vero aggiunge talvolta suoi contributi alla ricerca. Per finire Franca Pirovano, attenta conoscitrice delle tradizioni brianzole, per restituire sempre contenuti pensati e pertinenti.

Febbraio, nel dialetto “Febrar” o anche il più antico “Fevree”, che abbiamo incontrato in quella ripetuta invocazione del “ul Ginée …al va in Fevrée …”.

Per iniziare qualche proverbio in vernacolo locale, in chiave meteorologica: “A la Madona de la Scerioela (2 febbraio) de l’inverno semm foera, ma se l’é seren, semm dent pùssee ben”. (Alla madonna della ceriola dall’inverno siamo fuori, ma se è sereno, siamo dentro ancora meglio). Quindi, stupenda giornata di sole il 2 febbraio 2020, dobbiamo attenderci una recrudescenza dell’inverno, che finora si è visto molto poco.

fotografia di Luca Fantoni

E’ ancora Sandro Motta che inanella questa sequenza di modi di dire: “A Febrar i merli vann in paar”. “Febrar febraett, tutt i gain fann l’uvett … E poi: “Aqua de Fevree la impiendiss ul granee”. “Febrar se l’é piuvent el fà ul vilan cuntent”. Riassumendo, è il risveglio della natura che si annuncia con l’accoppiamento dei merli, le galline del pollaio sono tutte attive nel deporre le uova e nota dolente alla luce della mancanza di pioggia che ha segnato questo ultimo mese e come sottolineavano i contadini, la necessità di piogge nel mese di febbraio per garantire raccolti copiosi.

Il Ronzoni, parlandoci per proverbi, aggiunge: In realtà, la fine dell’inverno era ancora lontana e i proverbi non mancavano di sottolinearlo con pratico realismo (“Febrar febraett, curt ma maledett”), pur ricordando al contadino di preparare gli attrezzi, per ritornare ai lavori nei campi (“A San Faustin prepara ul zapin”).

Seguiamo ancora il Ronzoni, che ci svela in chiave botanica alcuni segni della natura che meritano di essere colti. Così alle prime margherite, primule e fiori di veronica (ugitt del Bambin), si aggiunge il bucaneve ed è proprio questa essenza a farci conoscere una tradizione passata, per bocca del Ronzoni apprendiamo: “Il bucaneve (Galanthus nivalis) era anche beneaugurante, e non solo in Brianza; una diffusa tradizione popolare vuole che un bucaneve raccolto nella prima notte di luna dopo la fine di gennaio porti bene per tutto l’anno. Un mazzetto di bucaneve raccolti di prima mattina e gettato in un ruscello poteva prestarsi a trarre auspici di carattere amoroso: se l’acqua trascinava lontano i fiorellini, l’affetto dell’amato era assicurato per sempre, ma se il mazzetto tornava a riva occorreva rassegnarsi ad un amore non corrisposto.”

fotografia di Luca Fantoni

Queste varietà precoci di piccoli fiori prendevano, in funzione del momento in  cui fiorivano,  prossimo al giorno della Candelora, il nome di “i fiur de la Scerioela”.  Era tradizione, da parte delle fanciulle,  raccogliere  questi fiori e donarli in occasione di questa scadenza alla Madonna.  Il significato della purezza di cui le giovani erano portatrici, rimandava appunto alla festa di purificazione della Madonna.

In occasione delle varie ricorrenze, sarà pubblicato il relativo contenuto