LE RELIQUIE

LE RELIQUIE

Due parole, tanto per capire di che si tratta e di cosa parliamo.

(stralcio scaricato da Internet)

La comprensione del culto delle reliquie nella Chiesa cattolica è legata alla grande importanza rivestita dal culto dei santi, ed in particolare dei martiri nella Chiesa dei primi secoli.
La commemorazione dei santi ha avuto inizio nella Chiesa con la memoria dei martiri, i testimoni della fede, che hanno professato la loro fede fino all’effusione del sangue anche di fronte alle minacce ed alla morte. Le commemorazioni dei martiri sono legate però in modo particolare al ricordo dei defunti. Da sempre nella storia umana è chiaro il rispetto quasi sacro che circonda le spoglie mortali. Gli onori dovuti per “pietas” ai defunti erano di duplice natura: il “refrigerium” che per la fede nella sopravvivenza, anche materiale, dell’anima dopo la morte, prevedeva un banchetto o la consumazione di cibo presso il luogo di sepoltura, e la più importante, ed ancora oggi in uso, commemorazione del “diesnatalis”, ovvero del giorno della morte, inteso dai cristiani come il giorno della nascita al cielo del fedele che aveva professato la propria adesione al Cristo Signore. Nel corso dei secoli la pratica del “refrigerium”, sotto il vigile controllo dei vescovi per evitare che degenerasse, fu alternativamente tollerata e osteggiata fino alla sua totale eliminazione nel mondo occidentale.
Quando un fedele cristiano aveva suggellato la sua fede con la professione nel sangue la Chiesa lo onorava attribuendogli l’appellativo di “martyr” (dal greco, testimone). Questo appellativo era segnato sul sepolcro affianco al nome; nella liturgia i nomi dei martiri venivano letti nei dittici in chiesa durante la celebrazione eucaristica e questa pronuncia del nome ne sanciva il ricordo, non più privato ma pubblico ed ufficiale: il defunto o il santo non si ricordavano più nell’ambito privato, ma riguardava ormai tutto il popolo di Dio radunato nella memoria di un testimone della fede che diveniva modello per tutti, perché la sua suprema testimonianza di fede era un paradigma da imitare e da venerare da parte di tutti i credenti della Chiesa. La celebrazione di un martire era quindi legata alla registrazione ufficiale ed autentica del martirio, conservata presso le singole comunità cristiane che vivevano di quella memoria: si tratta quindi dei testi conosciuti come resoconti del martirio noti con il nome di “passioneso acta martyrum”.

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Le reliquie di due “martiri” contenute nella croce indagata

Il culto delle reliquie
Tra le manifestazioni della devozione cattolica nei confronti dei santi ha un rilievo particolare la venerazione delle reliquie. Il termine deriva dal latino “reliquiae” e significa letteralmente “resti”. Queste tradizioni hanno facilitato, nel Cristianesimo, la prassi di conservare i resti mortali dei santi martiri. Anche se il culto cristiano delle reliquie ha dei precedenti molto simili nel mondo pagano, nella Chiesa Cattolica è sempre stato animato dalla sola venerazione e non adorazione per i resti mortali di coloro che hanno seguito Cristo nel modo più autentico e puro possibile. L’atto di devozione dei cristiani nei confronti dei resti mortali di un martire e o di un santo non sono il segno di una religiosità pagana che si rivolge a più divinità, ma sono l’espressione della consapevolezza che nel santo ha operato la grazia di Dio, e che il suo corpo o i suoi resti sono la testimonianza di come Dio ha agito nella storia e di come il singolo cristiano è riuscito nell’impegno di adesione di fede e di sequela del Redentore.
Con l’editto di tolleranza e il decreto teodosiano del 381 che stabiliva il cristianesimo religione dell’impero, cominciarono a sorgere nuove strutture, semplici edicole o sontuose basiliche costruite sul sepolcro dei martiri (“martyria”). Alle loro reliquie venne assegnato un posto d’onore, al di sotto degli altari su cui si celebra l’eucaristia, il principale, essenziale e più importante atto di culto della Chiesa cattolica.

Il culto tributato alle reliquie
L’importanza delle reliquie è stata sottolineata nei secoli con la formazione di riti liturgici specifici. Abbiamo ricordato la prassi, ancora in vigore nella Chiesa cattolica, di deporre nell’altare o al di sotto di esso, porzioni notevoli di reliquie di santi. La dedicazione di una nuova chiesa, che è tra i riti più solenni della liturgia episcopale, ed in particolare la dedicazione dell’altare per la celebrazione dell’eucaristia, sono ancora legati alla presenza dei frammenti dei santi quali testimoni, anche visibili, di cosa sia realmente la vita cristiana e la sequela fedele di Cristo.
Il valore delle reliquie all’interno di una chiesa ha quindi questo senso prettamente ecclesiale, legato alla comunità cristiana che celebra intorno all’altare del Signore avendo sotto gli occhi la testimonianza di coloro che li hanno preceduti nell’impegno di una vita cristiana autentica.

Alle reliquie, lo ricordiamo, è concesso un solo culto di venerazione, di rispetto ed omaggio che non è adorazione, riservato nella fede cristiana al Dio solo. I gesti di omaggio delle reliquie da secoli sono il bacio e l’offerta dell’incenso, come segno di odore soave, che dalla terra sale al cielo, simbolo della preghiera sincera rivolta a Dio.

Una delle prassi diffuse a partire dall’XI sec. è quella delle ostensioni. Per il principio esemplare sopra ricordato, l’ostensione o le processioni con le reliquie sono occasione di grande festa per le comunità che le custodiscono soprattutto nel giorno della commemorazione annuale del santo, per ricorrenze periodiche (come per la Sindone di Torino o le reliquie di san Gennaro a Napoli) o di particolare impegno nella preghiera in occasioni di gravi calamità o di eventi esterni drammatici o solenni (giubilei, visite papali, ecc.) Queste manifestazioni esterne della fede sono ancora oggi il segno e l’incentivo per un rinnovamento spirituale dei credenti che si raccolgono dinnanzi alla reliquia esposta.

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La parata di Santi, esposte in Sant’Eustorgio, in occasione delle Solennità

Anche la nostra chiesa ha la sua dotazione di reliquie variamente collocate e custodite.

Per esempio, quei quattro personaggi a mezzo busto (S. Ambrogio, S. Eustorgio, S. Carlo e … il quarto chi mai sarà?) che in particolari circostanze decorano l’altare, sono anche loro reliquiari.

Una sezione dell’archivio parrocchiale è dedicata in particolare alle reliquie: si tratta dei documenti riguardanti le consegne, le ispezioni e le conferme di autenticità; inoltre, nell’inventario fotografico delle dotazioni della parrocchia vi è la riproduzione completa dei vari reliquiari e fra questi anche quello di cui si tratterà.