SAN SEBASTIANO 20 GENNAIO

SAN SEBASTIANO 20 GENNAIO

Siamo ormai a gennaio inoltrato e finora il tempo è stato più che clemente, anche se dobbiamo diffidare ricordando alcuni vecchi proverbi: “Se gh’é i mosch ul mes de Ginee, paisan tegn car ul paiee “ (gennaio caldo, inverno lungo).”

San Sebastiano all’interno della chiesa di Campofiorenzo

Veniamo ora al santo del giorno.

Ancora a livello meteorologico, come il giorno di Sant’Antonio anche quello di San Sebastiano presenta quella dualità tra il freddo dell’inverno e l’attesa primavera, che trova riscontro negli immancabili proverbi: “San Sebastian frecc de can” da una parte e nella speranza che il freddo finisca presto l’altro: “San Sebastian cun la viola in man.”

San Sebastiano era venerato da secoli  come protettore contro la peste, ricordiamo che come San Rocco, san Lazzaro, e in Brianza anche il beato Giobbe erano raffigurati sofferenti per una o più piaghe e dunque per questo motivo tutti invocati contro le epidemie di peste.

Località Colombina a Casatenuovo. San sebastiano in un trittico con il Beato Giobbe e la Madonna con Bambino

Ricordiamo brevemente la sua leggenda, Sebastiano, aveva aiutato i cristiani, per questo fu condannato al supplizio delle frecce. Creduto morto fu salvato da una donna, la vedova Irene, che lo curò sino alla guarigione. Il santo deciso nella sua azione, continuò nella sua opera di condanna alla religione pagana, sostenuta degli imperatori romani, tanto da subire una nuova pena, che lo porto alla morte. L’iconografia legata al supplizio, indirizzò il culto del santo alla protezione degli uomini, in caso di pestilenze. Tale consuetudine fu determinata appunto dalle frecce che nella mitologia erano servite ad Apollo per mandare agli uomini la peste come racconta Omero nell’Iliade.

Località Masciocco, all’interno di una ex stalla San Sebastiano

San Sebastiano era poi invocato dai contadini a protezione degli animali, soprattutto in occasione di malattie infettive che potevano decimare le stalle, con esiti disastrosi sull’economia familiare.

Anche il santo soldato, fa parte della schiera dei santi ospitati nella chiesetta di Campofiorenzo.  La sua presenza è tuttavia ancora ampiamente documentata in ambito rurale in tutta la Brianza. Ancora oggi abbiamo intercettato, spesso come abbiamo visto in compagnia di Sant’Antonio Abate, meno del Beato Giobbe, la rappresentazione del santo in quei locali che in passato erano servite da stalle per gli animali, oggi negli edifici che li conservano trasformati in depositi di materiale vario.

Velate al Mongorietto all’interno dii una ex stalla un frammento del dipinto del santo

Da quanto riporta Sandro Motta nel citato “Del tecc in sü”, ci rendiamo conto del momento particolare a cui i contadini-allevatori erano segnatamente attenti.

“…Attesissima e spettacolare era la benedizione degli animali, che si faceva al mattino della festa di San Sebastiano. La precedenza assoluta era riservata alle vacche da latte ( “i vacch de la bela vena ” = dal dotto lattifero vistoso). Venivano condotte a mano dagli uomini della famiglia, soprattutto se erano pregne. …Rimaneva in “cassina” la mucca prossima ad entrare in calore ( “diventà mata “) e quella ancora troppo giovane ( “gnanca amò immanzida “), perché si trattava di bestie solitamente molto irrequiete che era meglio tenere lontano dai. .. tori presenti alla benedizione.”

Sempre in questa occasione, anche i cavalli avevano un posto di privilegio durante la benedizione e si parla poi di corse sfrenate, in cui cavallo e fantino, si lanciavano, sulla piazza della chiesa, evoluzioni degne delle migliori tradizioni equestre, che alle nostre latitudini sono talmente lontane nel tempo, da pensare non siano mai esistite.

In questa “corte dei miracoli”, era consuetudine presentare alla benedizione quei capi di bestiame che dovevano per qualche singolarità stupire la comunità. Il Motta parla di: “una loegia cun dudes purce litt” oppure il famosissimo vitello rosso a quattro corna”.

Località Crotta a Casatenuovo sulla destra San Sebastiano

Una ulteriore indicazione circa la valenza che lega il santo all’attività contadina da questa annotazione di Franca Pirovano dell’esistenza di: “un’associazione di mutuo soccorso tra i contadini, che li aiutava in caso di malattia o morte del bestiame, fondata da un parroco brianzolo nel 1907, era proprio dedicata a san Sebastiano. Ciò si spiega, col fatto che il nome Sebastiano Bastiano è storpiato dai contadini in bestiario. Perché sappiamo che il nome è per il pensiero magico un’appartenenza di chi lo porta, e ne definisce le caratteristiche, la scelta non deve stupirci troppo.”

Anche a livello culinario la ricorrenza riservava qualcosa di speciale, sempre il Motta racconta: “Agli inizi del secolo si mangiava, alla sera, la “buseca de San Sebastian” (piatto favoloso di cui si è persa la ricetta !)” purtroppo dobbiamo dire, anche se la ricerca alla ricetta è aperta…

In Brianza San Sebastiano era anche il protettore dei primi incontri tra un ragazzo e una ragazza che “se vardaven”.

Sotto il portico della cascina Giulini, San Sebastiano e l’Immacolata

Anche in questo caso dobbiamo raccontare una storia d’altri tempi, oggi evidentemente le modalità d’approccio, sono completamente diversi e probabilmente certe galanterie sarebbero poco comprese.

Sandro Motta scriveva:“L’imbattersi “de duu bagai che g’hann voeia de mett su cà”=l’incontro di due ragazzi che hanno voglia di mettere su casa- era sempre casuale (almeno così diceva la gente) e di solito avveniva “a la fopa” (allo stagno) appena fuori del cortile, dove si attingeva l’acqua per la rigovernatura e per abbeverare le bestie. Il giovanotto, sempre per caso, precedeva di poco la bella prescelta e gentilmente rompeva il ghiaccio con lo zoccolo, perché la sua “donna” potesse attingere l’acqua senza fatica … È quel che si dice “rompere il ghiaccio”, e tutto senza dirsi una parola e quasi senza guardarsi…